I Controlli Antidoping (terza parte) a cura dell’Avvocato Rosa Petruccelli

La legge n. 376 del 2000 all’articolo 3 prevede l’istituzione presso il Ministero della Sanità della Commissione per la Vigilanza e il Controllo sul doping (CVD). La Commissione è composta oltre che dai tecnici, dai rappresentanti del Ministero della Sanità e dei Beni e delle Attività Culturali, rappresentanti delle Regioni, del CONI, degli atleti e degli enti di promozione sportiva. E’ compito della Commissione di Vigilanza Antidoping individuare le sostanze dopanti e per fare ciò affida a laboratori accreditati dalla Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) i controlli antidoping, la ricerca sui farmaci, sulle sostanze e metodi che costituiscono doping. La legge n. 376 del 2000 aveva introdotto la suindicata Commissione con il compito di sostituire il CONI nella funzione di determinare i casi e i metodi dei controlli antidoping. In altri termini l’Italia attraverso la istituzione della Commissione di Vigilanza Antidoping avrebbe dovuto avocare a sè i controlli antidoping, lasciando alla competenza del CONI solo l’applicazione delle sanzioni disciplinari. Attualmente la Commissione ha affidato i controlli antidoping alle strutture sportive.

In occasione dei controlli antidoping delle Olimpiadi di Torino 2006 la Commissione si è divisa: alcuni componenti che facevano capo al CONI hanno ritenuto che i controlli dovessero essere affidati al CIO-WADA. Il contrasto con il Ministero della Salute è stato risolto nel senso che un membro della Commissione Ministeriale. il Segretario Generale della Commissione, nonchè una segretaria hanno presenziato all’espletamento dei controlli affidati totalmente alla WADA e ai laboratori del CIO. Ossia agli enti sportivi. Il Ministero della Salute ha così revocato il decreto che attribuiva al Ministero della Salute la competenza dei controlli antidoping durante le manifestazioni sportive internazionali che si svolgevano in Italia. Con questo provvedimento il CONI è diventato di nuovo il responsabile dei controlli antidoping e il CIO ha l’esclusiva dei controlli sugli eventi internazionali.

Avvocato Rosa Petruccelli

L’altra faccia della medaglia: il doping. Relazione VIDEO seconda parte dell’Avv. Rosa Petruccelli al Convegno sullo Sport

DOPING

Convegno 18 gennaio 2013

Santa Maria degli Angeli  – Assisi

Anche il doping è una condotta definita e disciplinata sia dalle norme statali che dalle norme sportive. Ma a differenza delle ipotesi illeciti di cui ho parlato prima la disciplina del doping non la troviamo nel Codice di Giustizia Sportiva, ma in un apposito regolamento emanato dal CONI di cui dirò piuttosto corposo in seguito, a dimostrazione della forte condanna del mondo dello sport contro il fenomeno doping.

Che cos’è sostanzialmente il doping?

Il doping come tendenza ad assumere sostanze idonee a migliorare le prestazioni sportive è un fenomeno che è sempre esistito. Già nelle prime Olimpiadi, nel 776 A.C. gli atleti facevano uso di semi di sesamo, consideranti dopanti. Se venivano scoperti, venivano squalificati dalla gara e giustiziati. Oggi i semi di sesamo non sono considerati una sostanza dopante, così come le abitudini alimentari (ad esempio mangiare grandi quantitativi di carne rossa, non rientrano nel concetto moderno di doping.

Oggi con il termine doping si fa riferimento soprattutto all’uso di farmaci o di terapie mediche, in assenza di malattia. Quindi la sostanza dopante è un farmaco, che di per sé non è illecita, anzi ci aiuta a combattere le malattie, ma che assunta da un atleta sano, diventa illecita.

Ma perché un soggetto sano dovrebbe assumere un farmaco o sottoporsi ad una terapia medica?

Perché vi sono alcuni farmaci e alcune terapie mediche che modificando le condizioni biologiche dell’atleta migliorano le sue prestazioni agonistiche.

Pensiamo agli steroidi anabolizzanti che favoriscono il processo costruttivo dell’organismo (ad esempio il testosterone e i suoi derivati sintetici), oppure pensiamo agli ormoni che sono sostanze prodotte da ghiandole endocrine direttamente nel sangue e che vengono assunti dall’atleta perché migliorano l’assorbimento e il trasporto di ossigeno nel sangue. Si tratta dei tristemente noti EPO, DEPO, CERA. L’EPO.

E’ di questi giorni la notizia della confessione da parte di un famoso ciclista texano, Lance Armostrong, il quale appunto ha rivelato in una trasmissione televisiva di aver fatto uso di Epo, durante la sua carriera. Tant’è che gli sono stati revocati i sette tour de France.

Per quanto riguarda le terapie mediche illecite, pensiamo ad esempio all’autoemotrasfusione. In cosa consiste questo procedimento? In buona sostanza si preleva il sangue all’atleta un mese prima della gara. Il sangue viene conservato e poi rimesso nell’organismo dello stesso atleta qualche giorno prima della gara. Ciò comporta un aumento dei globuli rossi in circolazione, con un miglioramento della capacità aerobica e quindi un miglioramento delle prestazioni agonistiche.

Come dicevamo anche il doping è disciplinato sia dalle norme sportive, sia dalle norme statali.

Con la legge statale n. 376 del 2000, è considerato reato anche l’uso personale di sostanze vietate. Quindi in Italia mentre non costituisce reato l’uso personale di droga, l’uso personale di sostanze dopanti da parte dell’atleta costituisce reato. Un reato punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.

Con la stessa pena è punito chi procura la sostanza vietata atleta, chi gliela somministra (ad esempio perché gli fa l’iniezione della sostanza), chi favorisce l’uso della sostanza vietata. Mentre chi fa commercio abusivo di farmaci è punito più duramente. Con la reclusione da tre anni a sei anni.  Perché oltre al disvalore di procurare il farmaco vietato, ci guadagna pure. E’ importante sottolineare che risponde del reato di commercio abusivo di sostanze dopanti anche chi le vende ad un semplice frequentatore delle palestre. Cioè non deve trattarsi necessariamente di un atleta che assume la sostanza in vista di una competizione.

Per la legge statale anche l’assunzione di un farmaco che di per sé non è dopante e che quindi non è idoneo a migliorare le prestazioni sportive, se assunto al solo scopo di mascherare l’uso di sostanze doping, viene considerato doping, quindi punito come doping. Ad esempio se io sono assumo un farmaco fluidificante del sangue al solo scopo di evitare che vengano riscontrate tracce di Epo nel mio sangue è come se mi fossi dopata e quindi rischio da tre mesi a tre anni di reclusione.

Ma dove c’è scritto quali sono le sostanze dopanti?

La 376 del 2000 ha previsto la costituzione di una Commissione di Vigilanza Antidoping presso il Ministero della Salute. Tra i compiti della Commissione vi è quello di stilare la lista delle sostanze vietate, (tenendo conto anche della lista stilata a livello mondiale come diremo) e di aggiornarla al massimo ogni sei mesi. Perché chiaramente man mano che le ricerche vanno avanti si scoprono a livello scientifico sia nuovi farmaci che possono essere dopanti, sia nuovi sistemi per rilevare la sostanza vietata. Tant’è che le sostanze vietate  vengono  raggruppate in classi in base ai principi attivi.

La Commissione di Vigilanza Statale si occupa dei controlli antidoping a livello basso, amatoriale, mentre come vedremo meglio successivamente i controlli antidoping ad alto livello, sono effettuati dal CONI, mediante laboratori accreditati a livello internazionale.

Il sistema sportivo, sia a livello nazionale che internazionale punisce duramente il fenomeno doping.

Nel 1999 infatti è stata istituita la WADA, AGENZIA MONDIALE ANTIDOPING che coordina e promuove la lotta al doping a livello mondiale. Nel 2003 è stato emanato il CODICE WADA: un documento fondamentale che tutti gli ordinamenti sportivi nazionali devono recepire. In Italia infatti il CONI ha emanato il regolamento antidoping di  recepimento della normativa mondiale. Al Codice WADA è allegata una lista delle sostanze e delle terapie mediche vietate cui gli ordinamenti nazionali devono far riferimento.

Il regolamento antidoping punisce come doping i soggetti che hanno posto in essere 8 ipotesi di condotte.

Cioè per il legislatore sportivo è punito per aver commesso doping con la conseguente sanzione disciplinare che può arrivare a dodici anni di squalifica o alla radiazione a vita come successo per Armstrong, non solo l’atleta che è stato trovato positivo chimicamente ai controlli antidoping. Cioè sono state rinvenute nel suo sangue o nelle sue urine  tracce di sostanza dopante vietata, ma anche altre ipotesi e cioè

1)    Chi ha tentato di far uso della sostanza dopante.

2)    E’ equiparato al doping l’elusione dei controlli antidoping. Facciamo un esempio. Il CONI attraverso laboratori accreditati dal CIO, Comitato Olimpico Internazionale effettua dei controlli attraverso i propri medici. Comunica all’atleta che deve presentarsi in laboratorio per il prelievo del sangue e per le urine, allo scopo di verificare se l’atleta ha assunto sostanze dopanti. Se l’alteta si rifiuta e non ci va, per il legislatore sportivo è come se si fosse dopato.

3)    Viene punito come se si fosse dopato anche l’atleta che non comunica la propria reperibilità. Anche qui apro una parentesi sulle modalità di controllo antidoping.  Al fine di consentire al CONI di effettuare dei controlli antidoping a sorpresa, cioè senza che l’atleta venga avvisato preventivamente e al di fuori della competizione, l’atleta è obbligato a compilare ogni tre mesi una scheda con tutti i suoi spostamenti. Cioè già il primo di gennaio io atleta devo indicare dove sarò, mattina e pomeriggio nei successivi tre mesi. Perché in qualunque momento il CONI mi può controllare. E se magari il giorno x avevo programmato di essere in un certo luogo, e per un imprevisto o per un cambiamento di programma io atleta io atleta quel giorno non sarò in quel luogo, lo devo comunicare al CONI. Se non lo faccio e il CONI decide di farmi

un controllo a sorpresa, e non mi trova, per il legislatore sportivo è come se mi fossi dopata.

4)    Per il legislatore sportivo anche il semplice possesso di sostanza vietata equivale a doping. A meno che io atleta non riesca a dimostrare per quale motivo posseggo la sostanza vietata. Posso magari dire che quel farmaco ce l’ho io ma lo assume mio fratello, che non è un atleta e che ha una certa patologia che gli richiede l’uso di quel farmaco. Oppure posso dire che sono stato autorizzato dal CEFT perché pur essendo atleta ho bisogno di quel farmaco che è sì dopante, ma mi è necessario ed indispensabile per una mia patologia. E qui spiego meglio. Poiché abbiamo detto che le sostanze vietate sono farmaci, che quindi di per sé hanno quale scopo principale quello di  curare malattie, e poiché anche l’atleta si ammala, può capitare che l’atleta abbia bisogno di quel farmaco perché ammalato. In questo caso però prima di assumere  quella sostanza, deve chiedere l’autorizzazione ad una apposita Commissione, il CEFT : COMITATO ESENZIONE A FINI TERAPEUTICI. Cioè ci deve essere un medico del Coni che accerti che io atleta ho bisogno di prendere quel farmaco che ha caratteristiche dopanti ma per curare una mia malattia. E il medico deve altresì accertare che non esiste un analogo farmaco non dopante per la cura di quella malattia.

5)    Costituisce poi ovviamente doping il traffico delle sostanze dopanti,

6)    Come anche la sottoposizione a pratiche mediche vietate.

Quindi vediamo che da un punto di vista regolamentare e normativo abbiamo dei controlli molto capillari e rigidi.

Avvocato Rosa Petruccelli del Foro di Perugia

Doping: in Italia è reato (seconda parte)- a cura dell’Avv. Rosa Petruccelli

 

Dalla definizione di “doping” contenuta nella legge n. 376 del 2000 si evince che commette doping sia l’atleta che assume

sostanze o adotta pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche. al fine di alterare le proprie prestazioni

atletiche, sia chi le somministra o le procura agli atleti (pensiamo ad esempi a medici sportivi, allenatori, etc).

Commettono, altresì, doping coloro che assumono o somministrano le sostanze farmacologicamenteo biologicamente

attive, senza necessità terapeutiche, al solo scopo di vanificare i controlli antidoping.

Una delle più importanti novità della legge n. 376 del 2000 è di avere introdotto la sanzione penale per i comportamenti

vietati sopra descritti. Infatti l’articolo 9 della legge prevede che salvo che il fatto costituisca più grave reato (ad esempio

omicidio colposo), è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da lire 5 milioni a lire 100 milioni

chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci o sostanze vietate. La medesima

pena si applica a chi adotta o sottopone altri a pratiche mediche vietate al solo scopo di modificare gli esiti dei controlli

antidoping. Il comma 7 dell’articolo 9 della legge n. 376 del 2000 prevede inoltre la fattispecie di commercio abusivo

di sostanze dopanti, prevedendo una pena più pesante rispetto a quella prevista per il reato di doping: la reclusione da due  a

sei anni e la multa da lire 10 milioni a lire 150 milioni.

E’ importante sottolineare che le sostanze e le pratiche mediche indicate nella legge e puntualizzate nei decreti ministeriali

non sono illeciti di per sè. Lo diventano allorchè vengano utilizzate da o su soggetti sani, al solo scopo di migliorare le

prestazioni atletiche, con conseguente alterazione psico-fisica dell’organismo. Poichè però anche l’atleta può ammalarsi,

e può avere, quindi, la necessità di utilizzare quelle sostanze il cui uso “anomalo” è considerato reato, al fine dunque di tutelare

la salute dell’atleta, il comma 4 dell’articolo 1 della legge n. 376 del 2000 prevede che in presenza di condizioni patologiche

dell’atleta documentate e certificate dal medico, all’atleta può essere prescritto specifico trattamento purchè sia attuato secondo

quanto previsto dai regolamenti sportivi e nel rispetto dei dosaggi richiesti dalle specifiche esigenze terapeutiche.

In tal caso l’atleta ha l’obbligo di tenere a disposizione delle autorità competenti la relativa documentazione. Orbene all’atleta

che partecipi a competizioni sportive è consentito utilizzare trattamenti terapeutici, ma nel rispetto dei regolamenti sportivi.

Il regolamento antidoping adottato dalla Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), approvato dalla Giunta Nazionale del CONI, ha

previsto che gli atleti affetti da una patologia documentata, che necessita l’uso di una sostanza vietata o di un metodo vietato

possano richiedere di essere autorizzati all’uso (c.d. esenzione a fini terapeutici).

Se l’atleta ha omesso di seguire la procedura per ottenere l’esenzione si pone il problema di stabilire se debba essere penalmente

sanzionabile. Si ritiene che il fatto di non avere eseguito la procedura non esclude di per sè la presenza della patologia, per cui

l’omessa osservanza della procedura di esenzione a fini terapeutici potrà costituire solo illecito sportivo.

Avvocato Rosa Petruccelli

Doping: nozione (prima parte) – a cura dell’Avv. Rosa Petruccelli

 

L’articolo 1 comma 2 della legge n. 376 del 2000 recita: “Costituiscono doping la somministrazione, l’assunzione di farmaci o di 

sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da 

condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni

agonistiche degli atleti”.

Costituiscono, altresì, doping l’uso di sostanze e metodi terapeutici utilizzati al solo scopo di modificare i risultati dei controlli sugli

agenti dopanti (articolo 1 comma 3 della legge citata).

Alla luce della nozione di doping fornita dalla legge del 2000 è evidente che appare di fondamentale importanza individuare quali sono

i farmaci e i metodi illeciti.

Esistono vari tipi di doping: alcuni utilizzati prima della gara per tentare di aumentare la massa muscolare e la forza fisica (steroidi),

altri utilizzati durante la gara, per ridurre il senso di fatica, oppure in alcuni sports per ridurre il livello di ansia (anfetamine,

tranquillanti, betabloccanti etc).

Le classi di farmaci più frequentemente utilizzate ai fini dopanti sono gli steroidi anabolizzanti e le sostanze eccitanti.

Gli steroidi anabolizzanti sono sostanze derivate dagli ormoni sessuali maschili, che favoriscono la sintesi proteica e quindi

la costruzione di tessuti dell’organismo. I presunti vantaggi dell’uso di queste sostanze sono l’aumento della massa muscolare e della

forza. Gli effetti collaterali di queste sostanze sono terribili: tumori, cardiopatie, alterazioni della personalità.

Le sostanze eccitanti aumentano la capacità di concentrazione, aumentando il flusso di sangue nei muscoli. Effetti collaterali

dell’uso di queste sostanze sono: stato confusionale, aggressività, tremori, assuefazione, aumenti della pressione arteriosa,

aritmie cardiache, morte improvvisa. Il più famoso stimolante è l’anfetamina.

Anche la cocaina ha le stesse azioni ed effetti collaterali degli altri psico-stimolanti, ma dà maggiore assuefazione e maggiori

problemi psicologici. I betabloccanti svolgono un’azione opposta alle sostanze psico-stimolanti. Vengono utilizzati per ridurre

gli stati di ansia. I narcotici e gli antidolorifici di tipo morfinico annullano la sensibilità al dolore. Accanto alle sostanze illecite in

quanto idonee ad incidere negativamente sull’integrità psico-fisica dell’atleta, occorre individuare anche le pratiche mediche

vietate, tra le quali rientra il c.d. doping ematico. Si tratta di una pratica ottenuta mediante l’aumento di globuli rossi nel sangue

con lo scopo di ottenere migliori prestazioni atletiche.

Ai sensi della legge citata è compito della Commissione della Vigilanza ed il controllo del doping e per la tutela della salute nelle

attività  sportive individuare i farmaci, le sostanze e le pratiche mediche costituenti doping ed inserirle in apposite tabelle, da

aggiornare periodicamente, che verranno approvate con decreto del Ministero della Sanità, d’intesa con il Ministro per i beni

e le attività culturali.

Avvocato Rosa Petruccelli

 

di rosapetruccelli Inviato su Doping Contrassegnato da tag